BIOGRAFIA

Roberto Kunstler, nato a Roma, inizia a suonare e a comporre canzoni verso la fine
degli anni '70, quando, ancora liceale, si esibisce per la prima volta al Folk Studio
dove entra in contatto con i cantautori della scuola romana.
Nel 1984 esce, per la it/Rca di Vincenzo Micocci, il suo primo 45 giri "Danzando
con la notte e col vento" (Saint Vincent 1984) il cui lato B, "Piccola regina del
varietà", vince nello stesso anno il Premio Rino Gaetano.
Nel 1985 partecipa al Festival di San Remo tra le nuove proposte con la canzone
"Saranno i giovani" portando un messaggio di pace e libertà. A febbraio dello stesso
anno esce il primo album "Gente comune"(1985).
Continua ad esibirsi dal vivo in tutta Italia e partecipa anche alla tournée "Sanremo a
Mosca". Nel 1989 esce, sempre con la it/Rca, il secondo album "Mamma, Pilato
non mi vuole più"(it/Virgin/Universal Publishing). Nel 1991 è la volta di "Eclettico
Ecclesiastico"(it/Virgin/Universal Publishing). Oltre alle radio, la tv e due video su
Video Music, continua a suonare in giro per il paese e partecipa come ospite fisso al
tour di Red Ronnie "Be-bop- a-lula sotto la tenda", suonando nei principali
capoluoghi italiani. Nel 1992 incontra Sergio Cammariere col quale intraprende
una collaborazione artistica che li porterà nel 1993 a pubblicare insieme l'album
"I ricordi e le persone"(BMG/Universal Publishing) che contiene, tra le tante, anche la prima versione di "Dalla pace del mare lontano. Nello stesso periodo, insieme scrivono anche per Paola Turci, "Mentre piove" e per Francesca Schiavo, "Amore e guerra", (Festival di Sanremo 1995). Nel 1997 partecipa al Premio Tenco come autore di Cammariere con cinque canzoni di cui scrive i testi e la musica. In questo periodo collabora anche con Alex Britti ("Esci piano", colonna sonora del film Stressati e primo singolo di Alex Britti).
Nel 2001 partecipa alla colonna sonora di "L'amore probabilmente" di Giuseppe Bertolucci (Festival di Venezia). Nello stesso anno partecipa al Premio Tenco sia come cantautore che come autore di Cammariere. Nel 2002 partecipa ancora al Premio Tenco come autore di Cammariere per il quale scrive tutti i testi e parte delle musiche di "Dalla pace del mare lontano" (primo album di Sergio Cammariere).
Nel 2003 partecipa come autore al Festival di Sanremo con la canzone "Tutto quello
che un uomo" (di Kunstler-Cammariere) ottenendo il terzo posto e il premio della
critica. Nel 2004 scrive tutti i testi del secondo album di Cammariere,
"Sul Sentiero". Insieme scrivono anche per Ornella Vanoni la canzone "L'Azzurro
Immenso". Nel 2005 esce, dopo diversi anni, un suo nuovo album intitolato
"Kunstler". Nel 2006 partecipa come ospite al festival Musicultura con due brani
tratti dal suo nuovo lavoro discografico.
Nel 2007 viene inserito tra i dieci video italiani più belli dell'anno col video "Io
contro io"(Universal Publishing) dal canale televisivo National Geographic. Scrive
tutti i testi del terzo album di Sergio Cammariere "Il pane, il vino e la visione".
Nel 2008 scrive per Cammariere i testi di "L'amore non si spiega" (Sanremo 2008) e
"Le note blu", contenuti all'interno della raccolta "Cantautore Piccolino", (canzone
scritta sempre da Kunstler). Nel 2009 scrive per altri interpreti sia in Italia che
all'estero, tra questi anche tre canzoni nel nuovo cd di Alex Britti(.23) hanno i testi di
Roberto Kunstler. E poi ancora tutti i testi del quarto album di Sergio Cammariere,
"Carovane". Nel 2011 scrive i testi del quinto lavoro di Sergio Cammariere (intitolato
Cammariere) e intanto si reca in Francia dove si esibisce, portando le sue canzoni sia
in italiano che tradotte in francese, prima in piccoli club e poi anche al "Palace",
storico teatro di Parigi e, sempre a Parigi, alla Cité Internationale des Arts, ottenendo
ampi consensi di pubblico e di critica (vedi link articolo de "L'Express").
https://www.lexpress.fr/culture/musique/roberto-kunstler-quelque-chose-de-bob-
dylan_1099758.html
Nel 2012 pubblica una raccolta di "poesie e canzoni " Primo Treno" con
un'introduzione a cura di Maurizio Cucchi. (editrice LietoColle). Alla fine del 2013
esce un suo nuovo cd, "Mentre", che contiene tutte canzoni di cui scrive parole e
musica. Tra queste anche un inedito duetto con Asia Argento con cui canta insieme la
title-track "Mentre". Sempre nello stesso anno scrive il singolo per Annalisa Scarrone
"Tra due minuti è primavera" e riprende ad esibirsi "dal vivo". Scrive testi anche per
Aram Quartet, Filippo Perbellini e contemporaneamente per altri due album di
Cammariere, Mano nella mano (2014) ed "Io"(novembre 2016).
Attualmente continua ad esibirsi dal vivo proponendo le sue canzoni in formazione
acustica, suonando anche negli stessi locali dove si esibiscono le nuove generazioni
di gruppi e cantautori della capitale, ma anche nella provincia e in varie rassegne
musicali. Tra il 2016 e il 2018 pubblica una serie di singoli, per poi arrivare, nel
2019, a realizzare e pubblicare un nuovo lavoro discografico, Senza dire Niente,
distribuito digitalmente da Artist First, che contiene canzoni inedite più qualcuna di
quelle già interpretate da Cammariere, come ad es. "Tutto quello che un uomo",
"Vita d'artista" e "Dalla pace del mare lontano". Sempre nel 2019, pubblica
un'antologia con i testi di cinquanta canzoni scelte ed altre poesie, nel libro
"Cantiere" (Di Felice Edizioni) e scrive tutti i testi del nuovo album di Cammariere,
"La fine di tutti i guai". Il 2020 lo vede protagonista di un'inedita avventura come
disegnatore, da cui scaturiscono una mostra e un piccolo ma intenso pamphlet
sull'arte scritto da (e con) Jonathan Giustini: "Vita d'Artista" Un ragionare al margine
dei disegni di Roberto Kunstler (Arsenio Edizioni).
Nel 2021 esce l'EP "Davanti alla fine del mondo", distribuito digitalmente da Sony
Music Entertainment (maggio, 2021).
Nel 2023 esce il nuovo album di Sergio Cammariere "UNA SOLA GIORNATA" , tredici canzoni di cui Roberto scrive tutti i testi. Sempre a primavera dello stesso anno Mina pubblica all'interno del nuovo disco la canzone "TUTTO QUELLO CHE UN UOMO" (di R. Kunstler – S. Cammariere).
A settembre del 2024 comincia le registrazioni per un nuovo album. In questo nuovo lavoro, Kunstler rende omaggio ad alcuni tra i più famosi cantautori americani degli anni '60 e '70, traducendo in italiano diverse canzoni. Si tratta di una raccolta che rappresenta un viaggio musicale alla ricerca delle radici più autentiche di Roberto Kunstler. Una specie di punto a capo e ritorno alle origini, ma con lo sguardo teso al futuro. Anzi, al presente! Un disco fortemente pensato e realizzato chitarra e voce. Una dozzina di traduzioni/adattamenti a cui Kunstler si accosta, già da diversi anni, con particolare interesse e innovative modalità di approccio.
A novembre del 2025 esce, distribuito digitalmente da Warner Music, TUTTO QUI (More to this), primo singolo estratto dal nuovo album omonimo. Nello stesso mese esce anche LA PIOGGIA CHE NON CADE MAI, il nuovo disco di Sergio Cammariere, 13 nuove canzoni di cui Kunstler scrive, come sempre, tutti i testi.
Ad aprile dello stesso anno esce IL FANTASMA DI TOM JOAD (The Ghost of Tom Joad), secondo singolo del nuovo progetto acustico di traduzioni e adattamenti.
Introduzione a Roberto Kunstler

Un caso raro nell'ambito del cantautorato italiano è quello di
Roberto Kunstler che da più di trent'anni riesce a portare avanti
contemporaneamente due officine creative, due cantieri. Verso la fine degli anni '70 egli comincia a scrivere le sue
canzoni e dal 1992 ad oggi anche tutto il repertorio Kunstler-
Cammariere. Sono due percorsi complementari e prolifici
che sceglie senza mai tradire se stesso.
Anzi, è una sorta di
"dualismo" creativo che gli permette di scrivere sia da solo,
come cantautore, che in due, proprio come nei gruppi che lo
hanno ispirato da ragazzo e che hanno fatto la storia della musica dagli anni '60 ad oggi. I Beatles, i Rolling Stones, tanto
per citare i casi più eclatanti, dove la nascita di una canzone
è quasi sempre il frutto di un lavoro di coppia tra due musicisti, spesso anche cantanti. Ed è proprio questo aspetto che attrae Kunstler a volersi calare anche in questo nuovo e diverso
contesto creativo, nel quale continua però a portare il suo linguaggio e a trovare sempre nuove metodologie di approccio
alla scrittura. A volte rivisitando canzoni del passato o mai pubblicate, altre scrivendo testi su armonie e melodie create dal-
l'amico Cammariere, dando grande importanza non solo al
concetto, ma - trattandosi di parole in musica – anche al suono
della parola stessa. Nella fase di scrittura, Kunstler e Cammariere provano, suonano e cantano il pezzo insieme fino a definire la chiusura di ogni singolo brano.
Le radici di Kunstler cantautore le troviamo già durante il
liceo verso la fine degli anni '70, quando ancora liceale si esibiva per le prime volte al Folk Studio e marinava la scuola,
passando mattinate intere in una piccola libreria nel centro di
Roma per nutrirsi dei grandi della letteratura francese come Baudelaire, Rimbaud, Bataille. Egli stesso afferma di aver ricevuto in quegli anni una vera e propria "iniziazione".
All'università, continua a manifestare una vivace curiosità verso
il mondo della poesia, della filosofia, della storia delle religioni, dell'antropologia. Studia e scrive moltissime canzoni,
sperimentando una scrittura intensa che viene dal silenzio, dall'attenzione, dalla concentrazione e dall'ascolto di tutto quello
che il rumore della modernità ha sommerso. Il suo scrivere è
come un farsi antenna, un ricetrasmettitore di segnali liberati
nell'universo dai tempi di Socrate e Platone. E ancora prima!
Il suo è uno sguardo non tanto "intellettualistico", ma prossimo
ai moti più impercettibili del cuore ("enciclopedia del sapere
universale"). Ciò fa sì che la scrittura di Kunstler sia fortemente "inattuale", vale a dire radicata in un terreno fertile, un
territorio di frontiera ancora vergine, il solo nel quale è ancora
possibile una creazione artistica che sia anche cosmogonia. Ad-
dentrarsi nei testi di Kunstler vuol dire cogliere quelle so-
stanze archetipiche che muovono la realtà e che, per quanto misteriose di fronte all'immensità della vita e alla complessità di
ogni cognizione, si trasformano e rivelano la loro vera essenza
ad uno sguardo intuitivo e indagatore più che visionario.
Anche quando dà vita a surreali mitologie moderne, il lin- guaggio si serve degli oggetti più umili e familiari denunciando in questo un sottile legame con i più whitmaniani autori della Beat Generation. Un viaggio anche metafisico quello di Kunstler che traccia i confini fluttuanti di un paesaggio emotivo e anche meditativo che alimenta la domanda esistenziale di tutta la sua produzione.
UNA QUESTIONE DI MEMORIA

E' tutta una questione di memoria. Col passare degli anni mi sono reso conto che pur scrivendo sempre di più mi sembra di scrivere sempre meno. E' la memoria che condensa i tratti essenziali e definitivi di ogni testo. Quando il testo è vero e compiuto io lo so a memoria. E non so come funziona. E questo mi appassiona.
Però prima, molto tempo fa, giravo sempre con piccoli quaderni neri bordati in rosso nelle tasche. Ho scritto poesie e canzoni con le matite e sulle matite, veri e propri archetti nella direzione di sinfonie letterarie che nel mio caso spesso finiscono con l'ispirare una musica.
Ho sperimentato una scrittura che viene dal silenzio, dall'attenzione, dalla concentrazione e dall'ascolto di tutto quello che il rumore della modernità ha sommerso. Considero il mio scrivere come un farsi antenna, un ricetrasmettitore di segnali liberati nell'universo dai tempi di Socrate e di Platone.
E ancora prima, dalle antiche civiltà orientali e mediorientali. Risalendo fino all'epoca del mito. Ed è per questo che ho sempre voluto che il mio scrivere, pur trattando anche di temi quotidiani, non avesse mai una collocazione nel tempo ma fosse in qualche modo inattuale e fuori dal tempo profano, bensì in un tempo di fondazione com'è appunto quello della mitologia. Così come tutti i personaggi e i paesaggi di molte mie canzoni sono calati in una odissea privata, in una leggenda privata, in un tempo che è fuori dal tempo.
Oggi, al di là delle battaglie vinte e perse, al di là delle soddisfazioni, della fame o dei profitti, dei premi della critica e dei festival e della televisione e della visibilità e dell'assenza di visibilità ho sempre scritto grazie a quella iniziazione che ho avuto la possibilità di ricevere verso la seconda metà degli anni settanta quando.... la strada era lunga e sembrava infinita.
Queste canzoni e questi versi sono stati necessari nel senso greco del termine e presi singolarmente o come un unico blocco di pensiero fermato alla sorgente sono intrisi dalla testimonianza di una memoria collettiva, sociale, storica, da un modo di sentire e percepire di chi ha avuto diciotto anni nel 78, negli anni di piombo, alla fine di quel sogno, di quella speranza di cambiamento...alla fine di un' epoca che era cominciata più di quindici anni prima e per alcuni aveva avuto il suo apice nel famoso 68 quando io ero in terza elementare.
Ma poi ci fu il 77. E gli ultimi fuochi di quella rivoluzione nata come pacifica si trasformarono purtroppo in ulteriore violenza.
Personalmente non ho mai partecipato ad alcuna attività politica. A sedici anni, Bob Dylan, la lettura di Rimbaud e Baudelaire, di Montale e Ungaretti, la poesia e la musica avevano già occupato gran parte del mio divenire.
Ricordo bene che verso i quattordici anni ebbi
questa idea delle canzoni e vedevo le canzoni come qualcosa di importante,
almeno come scrivere su un grande quotidiano, ma ancora di più!
Perché potevano
davvero arrivare a tutti!
In quella che consideravo la complessa trama culturale del paese vedevo lo scrivere canzoni come un mestiere di comunicazione, di intervento e contributo sociale, spirituale, qualcosa che bisognava trasmettere, uno sforzo comune da compiere per progredire sulla strada di una evoluzione equilibrata e governata dalla comprensione del cuore.
Ho cominciato questo mestiere e questa carriera molto giovane, registrai la prima volta negli studi della RCA quando andavo ancora al liceo e mia madre mi doveva scrivere una giustificazione affinché di tanto in tanto potessi saltare due o tre giorni di scuola!
Roberto Kunstler